Quando Valentina ha iniziato il suo percorso di career coaching e counseling con me, non stava cercando di ricominciare da capo.
Il suo percorso professionale era già fortemente orientato all’impatto sociale.
Negli anni aveva lavorato in ruoli di analisi dati e consulenza, collaborando con enti pubblici, comuni e organizzazioni non profit, supportandoli nell’interpretazione dei dati, nella valutazione dei progetti e nel miglioramento dei processi decisionali.
Successivamente, ha portato queste competenze nel mondo tech, ricoprendo ruoli in Customer Success. Il suo lavoro consisteva nell’accompagnare organizzazioni e team nell’utilizzo consapevole dei servizi e delle piattaforme adottate, aiutandoli a: comprendere come integrare gli strumenti nei processi quotidiani, tradurre un servizio “tecnico” in valore concreto per il loro lavoro, migliorare risultati, efficacia e continuità nel tempo.
Era una posizione di ponte: tra tecnologia e persone, tra obiettivi dell’organizzazione e utilizzo reale degli strumenti, tra bisogni espliciti e bisogni spesso non ancora formulati.
Il filo conduttore del suo percorso era chiaro: capacità analitiche, ascolto attivo, visione sistemica, orientamento alle persone e alla sostenibilità dei risultati.
Eppure, qualcosa continuava a non tornare del tutto.
“Mi sono resa conto che ero quasi sempre in una posizione di supporto. Lavoravo vicino all’impatto, ma raramente dentro il lavoro che lo generava.”
Valentina ha impiegato tempo a dare un nome a questa sensazione. Il suo contributo era reale e utile: analisi, supporto, accompagnamento di progetti e organizzazioni con una missione chiara. Ma il suo ruolo restava spesso a lato del cambiamento, più orientato a far funzionare il lavoro degli altri che a essere coinvolta direttamente nelle azioni e nelle relazioni che producevano quell’impatto.
“Sapevo che il mio lavoro serviva. Ma non mi sentivo parte della trasformazione che dicevo di voler sostenere.”
Capire cosa non stava funzionando
Il momento in cui Valentina ha iniziato a interrogarsi più seriamente è arrivato durante una fase difficile per il suo settore.
Non tanto per l’incertezza esterna, quanto per la chiarezza interna che ne è derivata.
“Ho visto con molta lucidità quanto il bisogno di sicurezza e il dubbio su me stessa mi avessero tenuta in ruoli ‘sicuri’, anche quando sentivo che non mi rappresentavano più del tutto.”
Quella consapevolezza non ha generato panico, ma spazio. Spazio per osservare la propria carriera con più onestà e meno giudizio. Invece di sentirsi bloccata, Valentina ha iniziato a sentirsi autorizzata a esplorare.
Andare avanti senza forzare un cambio di carriera
Una delle difficoltà principali non era decidere se cambiare, ma come farlo senza svalutare ciò che aveva costruito.
“Non volevo buttarmi in qualcosa di completamente diverso solo per poter dire di aver cambiato.”
Nel percorso abbiamo lavorato proprio su questo punto: uscire dalla logica del “taglio netto” e entrare in una logica di sperimentazione consapevole.
Invece di cercare subito un nuovo ruolo definitivo, Valentina ha iniziato a fare conversazioni esplorative, testare contesti diversi, osservare dove sentiva interesse, energia e coinvolgimento.
Il focus non era arrivare in fretta a una risposta, ma raccogliere informazioni attraverso l’esperienza.
Il valore della condivisione
Un elemento centrale del percorso è stato il confronto con altre persone che stavano attraversando domande simili.
“Essere circondata da persone che non avevano tutto chiaro ha normalizzato l’incertezza. E ha reso legittimi i piccoli passi.”
Questo clima di esplorazione condivisa ha reso possibile iniziare un’esperienza di volontariato, non come “soluzione”, ma come laboratorio di apprendimento.
Dove si trova oggi
In un altro momento del percorso, il cambiamento ha preso una forma diversa, più vicina e meno “visibile”, ma non meno significativa.
Valentina ha scelto di non cambiare subito contesto geografico, ma di iniziare a spostare il suo contributo dentro le realtà che già conosceva. Ha iniziato a collaborare con una organizzazione del terzo settore locale, supportando il team su temi di organizzazione interna, relazione con i partner e miglioramento dell’esperienza di chi usufruisce dei servizi.
In concreto, ha messo a disposizione competenze sviluppate negli anni in ambito Customer Success e consulenza:
- ascolto strutturato dei bisogni di utenti e stakeholder
- traduzione di obiettivi generali in azioni operative sostenibili
- supporto ai team nel rendere il lavoro quotidiano più chiaro e coordinato
Accanto a questo, ha scelto di affiancare il lavoro professionale a un impegno più diretto, entrando come volontaria in un servizio di accoglienza. Un contesto semplice, senza titoli o ruoli “altisonanti”, ma che le ha permesso di stare a contatto diretto con le persone e con l’impatto concreto delle azioni quotidiane.
“Non è stato un cambio radicale. È stato uno spostamento di posizione.”
Più vicina alle persone.
Più vicina alle decisioni.
Più vicina a ciò che per lei rende il lavoro significativo.
Cosa è cambiato davvero
Il cambiamento più profondo non è stato un nuovo titolo professionale, ma una nuova lettura del proprio patrimonio di competenze.
Valentina ha riscoperto quanto il Customer Success sia allineato ai suoi punti di forza: ascolto, relazione, accompagnamento, visione di lungo periodo. Allo stesso tempo, ha iniziato a vedere come quelle stesse competenze possano essere utilizzate in modo più diretto in contesti ad alto impatto sociale: ONG, enti del terzo settore, organizzazioni mission-driven.
Non ha abbandonato ciò che sapeva fare. Ha imparato a trasferirlo intenzionalmente in contesti più coerenti con ciò che per lei conta davvero.
Il lavoro fatto insieme le ha permesso di trattare l’incertezza non come un problema da risolvere, ma come una fonte di informazioni. E di muoversi verso un lavoro più significativo in modo ambizioso, ma anche sostenibile.