Nel mio percorso professionale ho avuto la possibilità di esplorare il tema del benessere da due prospettive complementari: prima come HR Manager, dove mi occupavo di strategie organizzative, sviluppo delle persone, cultura e leadership; oggi come Career Coach e Counselor, dove accompagno persone e team nei momenti di transizione, crescita e ri-orientamento professionale.
In questi anni, sia all’interno delle aziende sia nei percorsi individuali, ho osservato una costante:
non è tanto ciò che accade a determinare la qualità della nostra esperienza, ma il modo in cui lo affrontiamo.
Due persone possono trovarsi di fronte allo stesso cambiamento — un nuovo ruolo, una riorganizzazione, un momento di crisi o un’opportunità inattesa — e reagire in modo completamente diverso.
Alcunə si aprono, cercano risorse, sperimentano nuove strade.
Altrə si chiudono, si irrigidiscono, si sentono bloccatə.
Cos’è che fa la differenza? Molto spesso, è il mindset, ovvero la disposizione mentale con cui guardiamo alla realtà e ci muoviamo dentro di essa.
Quando restiamo “ostaggi” delle nostre paure
George Kohlrieser, psicologo esperto di negoziazione e leadership, nel suo libro La scienza della negoziazione (Hostage at the Table) descrive in modo illuminante una dinamica che osservo spesso nei percorsi di carriera: quella di diventare ostaggi psicologici delle nostre paure.
Kohlrieser, che ha lavorato anche come negoziatore di ostaggi, usa questa metafora per parlare di situazioni quotidiane in cui non siamo fisicamente bloccatə, ma lo siamo mentalmente ed emotivamente.
Siamo ostaggi delle nostre convinzioni limitanti, dei nostri pensieri automatici, delle narrazioni interiori che ci tengono fermə in un ruolo, in un’identità, in una visione pessimista e priva di possibilità.
“Non possiamo negoziare efficacemente con il mondo finché non impariamo a negoziare con noi stessi.”
Quando ci sentiamo in balia degli eventi, senza possibilità di scelta, iniziamo a vedere la realtà attraverso una lente di chiusura, rinuncia, vittimismo.
Ma il cambiamento avviene quando smettiamo di identificarci con la parte che subisce e iniziamo a riconoscere la nostra capacità di agire, anche in contesti complessi.
Cos’è una mentalità pessimista?
Una mentalità pessimista è quella che, di fronte agli ostacoli, tende a vedere solo limiti, pericoli e mancanza di controllo.
È quella voce interiore che dice: “Non cambierà mai nulla”, “Non sono capace”, “Non ha senso provarci”.
È un modo di pensare che porta a soluzioni di breve periodo, a scelte difensive che proteggono ma non fanno crescere, a comportamenti che alimentano frustrazione e insoddisfazione.
Come ci insegna Kohlrieser, restare ostaggi di questo tipo di pensiero ci impedisce di vedere altre vie, di negoziare possibilità, di muoverci con creatività.
Cos’è una mentalità ottimista (e cosa non è)?
Avere una mentalità ottimista non significa ignorare i problemi o vivere in un’illusione positiva.
Significa accettare la complessità della realtà, ma mantenere fiducia nella possibilità di affrontarla in modo proattivo.
L’ottimismo realistico si basa sull’esperienza:
- riconoscere che anche in passato si sono superati momenti difficili
- si sono fatte scelte efficaci
- si è imparato qualcosa
Una persona con mentalità ottimista tende a cercare soluzioni, chiedere aiuto, esplorare alternative.
Non si lascia paralizzare dalla paura del fallimento, ma prova. E, nel farlo, impara e si evolve.
Secondo Kohlrieser, uno degli strumenti più potenti per sviluppare questa apertura mentale è il potere del “bonding”: la capacità di creare legami positivi e sicuri, anche in situazioni conflittuali o stressanti.
Avere una connessione sicura — con se stessə o con qualcun altro — è ciò che ci permette di non sentirci ostaggi e di attivare risorse interiori di fiducia e resilienza.
Tre domande per allenare un mindset più costruttivo
Se ti riconosci in un momento di blocco, scoraggiamento o in una spirale di pensieri negativi, queste tre domande — ispirate al lavoro di Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva — possono aiutarti a riformulare la tua visione della situazione:
- Questo cambiamento è permanente?
Sto vivendo questo evento come qualcosa di temporaneo e specifico o come una condanna a lungo termine? - È qualcosa di pervasivo?
Sto estendendo questa difficoltà a tutti gli ambiti della mia vita? Oppure riesco a riconoscere che si tratta di un’area circoscritta, che non definisce tutto ciò che sono? - Lo sto vivendo come un attacco personale?
Mi sto sentendo vittima della situazione oppure riesco a vedere il mio ruolo e quello di altri fattori in gioco?
Il mindset come alleato del benessere (e del successo professionale)
Allenare uno sguardo più ottimista — realistico, radicato, non ingenuo — è una pratica.
Non è una predisposizione innata per pochi fortunatə, ma una scelta consapevole che possiamo coltivare ogni giorno, anche a partire da piccoli gesti.
Nel mio lavoro quotidiano accompagno le persone a riconoscere le lenti con cui guardano la realtà, per poterle eventualmente cambiare.
Perché il modo in cui pensiamo influenza il modo in cui agiamo. E le azioni generano risultati.
Anche in azienda, supporto manager e leader nel portare questo tipo di consapevolezza nei team, così da creare spazi di fiducia, dove le persone possano sentirsi coinvolte, capaci e protagoniste.
Come suggerisce Kohlrieser:
“I leader che riescono a liberare gli altri dalla prigione delle loro paure sono quelli che guidano con empatia, coraggio e una visione che apre possibilità.”
Domande per iniziare
Oggi ti invito a portare attenzione a come stai reagendo a quello che ti succede nel lavoro.
- Hai ricevuto una mail che non aspettavi?
- Ti è stata fatta una richiesta difficile da gestire?
- Stai affrontando un cambiamento che non hai scelto?
Fermati un attimo e chiediti: “Con quale lente sto guardando questa situazione?” La sto vedendo come una catastrofe inevitabile? Oppure come una difficoltà da attraversare e influenzare?
Vuoi lavorarci insieme?
Se ti riconosci in un momento di transizione, blocco o ricerca di nuova direzione, possiamo approfondire questi temi in un percorso individuale di career coaching o counseling.
Oppure puoi iniziare ad esplorare alcune risorse gratuite che ho creato per accompagnarti nella tua evoluzione personale e professionale: