Quello che avremmo dovuto fare è chiaro.

Avremmo dovuto introdurre tasse sulle emissioni di carbonio che avrebbe contribuito a salvare i nostri oceani, le regioni polari e le foreste pluviali.

Avremmo dovuto liberalizzare la migrazione in maniera incisiva, condizione che avrebbe rinvigorito la nostra economia che sta invecchiando.

Avremmo dovuto migliorare gli ospedali e seguire i protocolli di sicurezza già esistenti.

Avremmo dovuto cambiare il nostro modo di mangiare per evitare l’impatto devastante degli allevamenti intensivi sull’ambiente.

Avremmo dovuto valorizzare meglio il marchio “made in Italy” e diversificare/accorciare le filiere.

Avremmo dovuto rinnovare le nostre infrastrutture pubbliche per resistere a un secolo impegnativo.

Avremmo dovuto reinvestire nella WHO.

Il problema è che la lungimiranza non è responsabilità di nessuno e nella maggior parte dei casi non abbiamo fatto e non faremo le cose che sappiamo avremmo dovuto fare.

Ma oggi siamo anche in un momento diverso.

Ci troviamo nel mezzo di una profonda crisi e di una grande sfida: tra le conseguenze buone e cattive della connessione globale e dello sviluppo umano, tra le forze dell’inclusione e dell’esclusione, tra la generazione di idee e i punti ciechi.

Aggrovigliati insieme, siamo chiamati a cambiare completamente la nostra mappa mentale del mondo per adattarci alle nuove sfide che ci troviamo e troveremo di fronte.

La strada è lunga ma possiamo cominciare da oggi ad affrontare con serietà le complessità, evitando di semplificare troppo, e a coltivare abitudini utili che ci aiuteranno a superare meglio i rischi e a cogliere le opportunità di domani.

Informiamoci

Yuval Noah Harari, nel suo libro Homo Deus, scrive: “in passato, la censura operava bloccando il flusso di informazioni. Oggi la censura opera inondando la gente di informazioni irrilevanti. Noi proprio non sappiamo a che cosa prestare attenzione, e spesso spendiamo il nostro tempo a indagare e a discutere su questioni marginali. Nei tempi antichi deteneva il potere chi aveva accesso alle informazioni. Oggi avere potere significa sapere cosa ignorare. Quindi, considerando tutto quello che sta accadendo nel nostro mondo caotico, su che cosa dovremmo concentrarci?”

Il nostro compito non è quello di individuare o confermare la veridicità di un’informazione ma di essere competenti, di non credere a tutto ciò che leggiamo e di coltivare un pensiero critico che sappia mettere in discussione e valutare la reputazione di una fonte di informazioni.

Maggiore è la trasparenza di noi tutti, minore sarà la nostra propensione a fare affidamento su sospetti, stereotipi e disinformazione, e maggiore sarà la facilità con la quale potremo leggere il contesto in cui ci troviamo e fidarci l’uno dell’altro.

Formiamoci

Stiamo iniziando a capirlo: non possiamo più permetterci il lusso dell’autocompiacimento.

La rivoluzione delle tecnologie informatiche e di quelle biologiche insieme alla velocità di cambiamento dei contesti lavorativi, accelerano la necessità di imparare e ri-imparare ancora più rapidamente, man mano che si sgretolano le verità di cui vivevamo un tempo.

Non esistono grandi saggi che ci guidino verso il progresso di domani. Dobbiamo essere noi i timonieri, capaci di governare la nave in acque non familiari, sviluppando più competenze di alto livello che possiamo ed esplorando il nostro potenziale per essere pronti a reinventarci professionalmente, per tutta la vita.

Negli ultimi anni le opportunità formative sono aumentate, ma al tempo stesso l’idea di cosa significhi formarsi ha subito un’erosione. Ci interessa laureateci e certificarci e va bene, ma se già che ci siamo, cercassimo una risposta originale a una domanda che ci interessa? Focalizzarci troppo sull’aspetto della formazione legato alla costruzione del curriculum può sminuirci come persone e rendere anche decisamente più noiosa la nostra vita. Rischiamo di trattare la formazione come un prodotto da comprare e consumare. Ma non è così. La formazione è più simile a un gioco: richiede impegno e molta pratica per imparare bene e soprattutto se vogliamo confrontarci con i più forti.

Incuriosiamoci

C’è stato un tempo in cui all’aumentare delle cose che comprendevamo in diversi rami della conoscenza (storia, geografia, politica, economia, scienza e arte), in qualche modo diventavamo “più ricchi” dentro.

Oggi si parla spesso dell’approccio analitico, a discapito a volte delle nostre curiosità. Se ci pensate bene, la nostra società conferisce solitamente molto valore agli specialisti, mentre i generalisti devono fare i conti con stipendio e prestigio più incerti. Tuttavia la ricerca e l’innovazione in tempi non facili che ci attendono, richiedono un approccio sistemico e interdisciplinare, che esalti la curiosità e l’immaginazione.

Impariamo dunque nuove lingue, non soltanto l’inglese. E poi, leggiamo feed di twitter e guardiamo i film di altri Paesi. Mettiamo sistematicamente da parte il nostro modo di pensare e diventiamo curiosi di quello che pensano le altre persone. Se non abbiamo mai visto Quibi o PandoraTV, facciamolo. Se invece è quello che guardiamo abitualmente, cambiamo canale. Nel nostro mondo dei media 24 ore al giorno per 7 giorni la settimana, le notizie sono quasi sempre le stesse, ma le prospettive differiscono molto. Perché gli scettici del cambiamento climatico sono scettici? Perché Trump accusa la Cina di aver creato il virus in laboratorio? Da che cosa tre alimento l’estremismo religioso? Perché il benessere di un Paese viene tradotto con l’incremento del PIL quando non corrisponde sempre all’incremento della qualità della vita individuale?

Più riusciamo a immedesimarci nei punti di vista degli altri e garantiamo un dialogo interdisciplinare nuovo, più le nostre opinioni diventeranno ricche e nasceranno davvero le professioni del futuro.

 

Forse stai pensando che la maggior parte delle persone non cercherà di coltivare queste abitudini. Continuerà ad essere guidata dal denaro, dalla crescita economica e dallo status, e sfrutterà molto probabilmente i comportamenti virtuosi degli altri. Ma questo non importa, purché tu le coltivi. Attraverso le tue azioni influenzerai gli altri a unirsi a te in queste nuove abitudini dell’essere (umano) di professione, che avvicina l’avremmo dovuto al lo faremo.